La fiaba e i suoi simboli: La Gatta Cenerentola

Blog, Il Racconto dei Racconti

Dopo tanti mesi finalmente ho ripreso il mio progetto Il Racconto dei Racconti sulla simbologia delle fiabe.
Tutti conosciamo Cenerentola e la sua scarpetta, dal cartone Disney alle numerose interpretazioni filmiche. Tuttavia, quella che vi propongo oggi, è una versione poco conosciuta ai più, un’interpretazione che mi ha fatto amare e apprezzare maggiormente la favola.

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Si tratta de “La Gatta Cenerentola” di Basile, lo scrittore italiano del seicento che nel suo libro, pubblicato postumo, Il Racconto dei Racconti appunto, ha raccolto le fiabe del suo tempo. E’ una versione simile ma diversa da quelle più famose di Perrault e  dei Grimm.
Qui devo fare una precisazione: anche leggere attentamente la versione dei Grimm e decifrare i simboli nascosti dentro la storia, mi hanno fatto apprezzare la figura di Cenerentola. Voi siete sicuri di conoscerla? Lasciate da parte l’immagine di principessa zuccherosa attorniata da animaletti graziosi. Lo sapevate che le sorellastre per entrare nella scarpetta si mozzano talloni e dita? Oppure che i “graziosi” uccellini di Cenerentola accecano le sorellastre? Sembra più un racconto dell’orrore che una fiaba per bambini…

: LA FIABA E I SUOI SIMBOLI

Nella fiaba di Basile, la protagonista si chiama Zezolla e il racconto inizia con il padre che sposa una donna cattiva. Essa è solita maltrattarla e Zezolla se ne lamenta con la sua insegnante di cucito che ama molto e con cui spesso si confida. La maestra le suggerisce di ucciderla con l’inganno. Dicendole che non vuole rovinare il suo bel vestito ma preferisce vestirsi con un abito vecchio, le chiede se può cercarglielo in un grosso baule di legno. Appena la matrigna mette la testa all’interno per cercare l’abito, Zezolla deve essere veloce a chiudere il coperchio e a mozzarle la testa. La ragazzina segue il consiglio oltre a suggerire al padre di sposare la sua insegnante di cucito a cui è affezionata. Durante il matrimonio le si avvicina una colomba che le dice che quando avrà bisogno di aiuto dovrà chiederlo alla colomba delle fate in Sardegna.
Dapprima la nuova matrigna tratta Zezolla come se fosse figlia sua, dedicandole amorevoli cure, ma non passa molto tempo che porta in casa le sue sei figlie e inizia a maltrattare Zezolla, delegandole tutti i lavori più umili tra cui stare vicino alla cenere del focolare: fu così che iniziarono a chiamarla Gatta Cenerentola.
Un giorno, il padre deve partire per la Sardegna e chiede alle figliastre cosa vorrebbero in dono. Esse reclamano abiti e gioielli, mentre Cenerentola lo prega solo di raccomandarla alla colomba delle fate. Il padre parte e al suo ritorno compra tutti i doni per le figliastre dimenticandosi di Zezolla. Nel ripartire la sua nave rimane bloccata in porto. Al capitano della nave appare in sogno una Fata, la quale gli comunica che non possono partire perchè il principe si è dimenticato della promessa fatta alla figlia. Così il principe inizia a cercare la Fata. Ella gli dona un dattero e gli strumenti per curarlo. Quando ritorna a casa, Zezolla è felicissima del dono. Pianta il dattero e per quattro giorni lo cura con amore talché cresce velocemente e da esso esce una Fata che le chiede cosa desidera. Zezolla vuole uscire di casa, così la Fata le insegna una formula da dire quando desidera vestirsi per uscire senza essere vista.
Arriva un giorno in cui viene ornanizzata una festa al palazzo del re. Le sorellastre si vestono di tutto punto. Zezolla va’ subito dall’alberello e, pronunciata la formula, si veste di un abito bellissimo. Alla festa, il re, vedendo Zezolla, è incantato dalla sua bellezza e manda un servitore per informarsi della ragazza. La fanciulla scopertolo fugge, seminandolo con un inganno. Altre due volte accade la stessa cosa, c’è una festa, il servitore le corre dietro e lei fugge. Però, l’ultima volta nella fretta perde una scarpetta. Il re emette un bando: ogni femmina del suo regno deve provarsi la scarpetta e a chi appartiene diventerà la sua sposa. Anche Zezolla viene condotta dal padre dal re che, riconoscendola, non dice nulla fino a quando la scarpetta non si infila perfettamente nel suo piede. A quel punto le appoggia la corona in testa e la sposa.

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Cenerentola rappresenta l’adolescente che sta crescendo e che vede i suoi genitori come un ostacolo alla sua crescita e indipendenza. La madre viene vista come “una matrigna cattiva” e tenta di “ucciderla” in senso metaforico poiché vorrebbe staccarsi da lei. Il padre è una persona lontana e poco presente. Mi viene da pensare a come mi sentivo da adolescente: il padre non è più il tuo eroe e l’unico uomo della tua vita; inizia a essere una presenza marginale mentre cominciano i conflitti con la madre da cui ci si vorrebbe allontanare.
Lo stare vicino al focolare e al sporcarsi di cenere lo identifica come un rito iniziatico o legato al culto dei morti. Morte intesa simbolicamente, una morte prima della rinascita in qualcosa di nuovo, la bambina che muore per diventare donna.
Inoltre Cenerentola vicino al focolare mi ricordo le Vestali. Nei tempi antichi la custode del focolare e del fuoco sacro, come le Vestali, era una carica prestigiosa. Essere una guardiana del focolare significava essere pura; dopo aver svolto il loro ruolo queste donne facevano matrimoni di prestigio, come avviene per Cenerentola che sposa il re. E’ probabile che con la soppressione dei culti pagani anche il ruolo di prestigio delle Vestali sia decaduto nell’era cristiana fino a diventare un ruolo umile. Le Vestali accudivano il fuoco sacro e servivano Era, la dea Madre, che con il passaggio a un solo dio padre, lei e le altre antiche divinità materne furono degradate. Cenerentola potrebbe essere vista come la custode di questi culti, della decadenza della Dea, che alla fine delle storia rinasce dalle ceneri come una Fenice.
La purezza e l’innocenza delle Vestali e il fuoco stesso che presiedano, che purifica, hanno riferimenti anche nella cenere. In molte culture le ceneri erano usate per le abluzioni, per purificarsi. L’altro simbolo della cenere è il lutto. Aspergersi della cenere sul capo è un simbolo di lutto.
Cenerentola viene aiutata da una Fata/colomba. La colomba rappresenta sempre la purezza e l’innocenza. Per i greci era un animale sacro alla Dea Venere e in oriente è simbolo dell’amore e del matrimonio. Potrebbe simboleggiare quello che avverrà, ovvero il suo matrimonio con il re. Per gli slavi rappresentava l’anima del defunto. La colomba potrebbe essere nella storia lo spirito della sua vera madre che ritorna sulla terra per guidarla e aiutarla. Nella versione dei fratelli Grimm, Cenerentola riceve dal padre un ramo di nocciolo che pianta vicino alla tomba della madre. Viene annaffiato dalle sue lacrime fino a crescere e sui cui rami si posa un uccellino che esaudisce i suoi desideri.
La Fata/colomba le da’ quella libertà che a lei manca, infatti ho rappresentato Cenerentola che fugge con in mano un palloncino a forma di uccello. Questi animali mi danno proprio la sensazione di essere liberi come l’aria e quando ero adolescente, e mi sentivo oppressa, desideravo essere come loro per poter fuggire facilmente.
Cenerentola scappa per tre volte. Il suo fuggire è sia un suo desiderio di libertà, di non essere controllata e intrappolata, sia una sua paura intrinseca di avvicinarsi al maschile, al timore di essere violata e perdere la sua condizione di “vergine Vestale”. Il tre è simbolo della riconciliazione, dell’Armonia e della perfezione.
Perde una scarpetta. Tutte le versioni, anche quelle più antiche, ruotano intorno alla perdita di una scarpetta. Essa è un simbolo sessuale: un ricettacolo dove una parte del corpo può infilarsi e adattarsi può essere vista come la rappresentazione della vagina. Può indicare la deflorazione: Cenerentola perde la sua purezza da Vestale per diventare una donna che partecipa ai riti femminili. Il re che porge la scarpetta alla ragazza è come se le offrisse la sua femminilità sotto forma della sua scarpa/vagina, l’accettazione maschile della vagina e della Donna. In alcune fiabe la scarpetta è dorata, quindi legata ai miti solari e maschili, contrapposta alla figura femminile di Cenerentola, legata ai culti lunari.
La parola “gatta” prima di Cenerentola non è molto chiara, anche perché di gatti nella storia non ce ne sono! Secondo alcuni studiosi il particolare si riferisce a qualche versione perduta in cui si trasformava in una gatta. Chi lo sa, ma a me piace pensare al simbolo del gatto, che si adatta perfettamente a Cenerentola: è legato al mondo femminile, all’indipendenza, e ai miti lunari. E’ legato al mistero e alla notte, infatti Cenerentola scappa di notte da casa per andare alla festa, è di notte che si svolge la magia, e Zezolla non viene riconosciuta; è una figura misteriosa e sfuggente. Il suo richiamo alla trasformazione da gatto a donna, è legato al cambiamento che sta avvenendo nella ragazza, alla pubertà e alla sua trasformazione. Ho deciso di mantenere questa connotazione facendo indossare alla modella una maschera di gatto.
Adoro utilizzare i colori come mezzi simbolici. Questa serie ruota soprattutto intorno al nero e al bianco. Il nero simbolo della Dea Madre e del suo utero/caverna come nascita a vita nuova e il nero della Morte, una morte non definitiva, una morte-rinascita. Il bianco era consacrato ai morti e all’iniziazione, oltre a essere associato alla purezza e negli ultimi secoli alla verginità della sposa. Spicca qualcosa di rosso, dalla rosa al tulle, alle dita “insaguinate”. E’ il colore che fa da ponte alla morte-rinascita; simboleggia il sangue, il ciclo mestruale e la deflorazione, al sacrificio di abbandonare qualcosa di noi se vogliamo rinascere in qualcosa di nuovo.

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backstage

: LA STORIA DIETRO LO SCATTO

Avevo messo un annuncio per cercare la modella adatta e mi sono arrivate un sacco di richieste, ma Claudia mi ha colpita subito per il suo viso particolare incorniciato da onde di capelli bruni. Nonostante con la maschera non si veda il suo viso, ho scelto lei, mi ha colpito in modo intenso. Non vedendosi il volto non mi sono rivolta a una MUA, non ce n’era bisogno.
Come ogni volta che devo scattare, fin dalla sera prima, mi è venuta un’ansia incredibile: avevo paura che tutto andasse storto. Soprattutto se si tratta del mio progetto sono ancora più agitata. Ci tengo moltissimo a fare un ottimo lavoro e temo che ogni cosa vada storta o che non riesca a ottenere quello che ho in mente.
Il pomeriggio precedente ero andata in avan scoperta dei luoghi del servizio. Per una scena avevo già trovato un posto che mi piaceva molto ma era in città e, visto che volevo usare un fumogeno, non mi sembrava il caso. Avevo il timore che qualcuno chiamasse i pompieri o la polizia xD Ho scoperto anche un campo bellissimo che volevo usare soprattutto in uno scatto finale ma purtroppo il sole era ancora troppo alto al momento dello scatto e non avevamo tempo di aspettare che calasse. Peccato 😦
Il giorno del servizio fotografico, prima di andare a prendere Claudia alla stazione, ho gonfiato un palloncino a forma di colomba con l’elio. Speravo che durasse per tutto il pomeriggio: temevo che si sgonfiasse in fretta. Per fortuna le mie preghiere sono state esaudite, anzi!, ho avuto in camera a farmi compagnia il palloncino per altri due giorni. 😀
Andando verso la stazione mi chiedevo come potesse essere Claudia. Quando non conosco una persona ho mille dubbi su come possa essere, ed avendo avuto brutte esperienze (per fortuna solo un paio) i timori ci sono sempre fino a quando non conosco la persona. Per fortuna le mie paure erano infondate: Claudia è una ragazza alla mano e simpaticissima.
Avevamo poche ore per fare tutto. Pensavo di aver imparato. In verità credevo che visto che la preparazione non era così difficile e laboriosa ce la saremmo cavata con poco. E invece no. Dovevo calcolare i tempi anche per ogni preparazione del set che mi hanno portato via più tempo di quanto pensassi (assieme al mio caro flash che ha deciso di non funzionare e ho perso tempo per farlo riandare. Per la cronaca: ha vinto lui.) Ringrazio Claudia che nonostante le abbia fatto sforare i tempi di un’ora per riprendere il treno è stata un angelo a dirmi che non c’erano problemi perché si stava divertendo e ci teneva al progetto. *-* Ad ogni modo, so che quando si tratta del progetto, o comunque di qualsiasi altro servizio impegnativo, devo incominciare dal mattino. Punto. E prendermi tutto il tempo necessario per fare le cose con calma, se no come in questo caso mi sono fatta prendere dall’ansia per finire tutto. (Non si vede proprio che sono una tipa ansiosa, eh???)
Il pomeriggio è passato anche troppo in fretta, tra risate, vento non collaborativo che non faceva andare i fumogeni e il palloncino dove volessi, e lo stesso palloncino che occupando metà auto, tra poco buttava fuori dalla macchina noi e se ne scappava da solo.

Spero che possiate apprezzare il nostro lavoro.
Fatemi sapere cosa ne pensate! Il vostro parere mi sta molto a cuore 😉

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“Il Sacrificio”

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“La Guardiana del Fuoco Sacro”

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“Dattero Mio Adorato”

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“Cenerentola”

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“La Palomba delle Fate”

Modella: Claudia Fiorino

Alla prossima! 😀

***

Fonti:
“Il Racconto dei Racconti” di Giambattista Basile
“Il mondo incantato” di Bruno Bettelheim
“La luna nella cenere” di Adalina Gasparini
http://www.ilcerchiodellaluna.it

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